martedì, aprile 26, 2005

Riletta

Liscio come i bagni dei bimbi

Quando è tardi sulla via che porta il nome

Dei nostri tempi.

Le piccole fosse si abbagliano e luccica

Di sacco vuoto che sventolio al mare

In orizzonte!

Annulla il tempo adesso scatta la foto

E di tanto che amiamo sperare

Aspettativa

Come sibilla giunge ordina

Prega sfrega ridicolo

Mostro
postato da Screenwriter alle ore 20:49 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: scritture


lunedì, aprile 25, 2005

Una poesia anche per te

Non sai che strada s'apre nel piccolo posto che abito; per quale cammino la mia preghiera ti giunge. Ho mangiato la cenere e l'ho fatta vivere col respiro a bocca asciutta e colla mente altrove. Dicci di chi sei, dicci di chi sei e dicci chi ti ha avuto, dicci anche chi ti ha avuto. Hai sospeso il nostro orizzonte e nessuno più ti può guardare come faceva. Anche questa piccola poesia, anche questa piccola poesia che è il nostro suono di disfatta, anche per lei hai avuto timore, anche per lei hai avuto coraggio. Dicci di chi sei, piccolo amore.

Non sai che strada s'apre nel piccolo posto che abito; per quale cammino la mia preghiera ti giunge.

postato da Screenwriter alle ore 20:53 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: scritture


domenica, aprile 24, 2005

Cantici sopra le terre deserte, cantici sopra la terra. Sbattono le ali questi animali del cielo e il lampo che passa fischiando su noialtri distesi, il lampo che dura un lampo e poi si spegne, come una nuvola di passaggio.

postato da Screenwriter alle ore 20:28 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: niente


sabato, aprile 23, 2005

Anime della pace vegliate su noi. Sopportate per noi le orme silenziose lasciate sui corsi dell'acqua. Dormite per noi in questi tempi di insonnia.

postato da Screenwriter alle ore 22:58 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: niente


venerdì, aprile 22, 2005

La Valigia del Terremoto

Una cosa che ho sentito stamattina è una cosa che mi ha fatto pensare tutto il giorno e ancora ci penso. Intanto ringrazio Nico per averlmela fatta sentire colla scusa dell'Elogio del magnetofono.

Nel 1908 c'è stato un terremoto terrificante a Messina, tipo centomilamorti. Da lì in poi praticamente Messina non ha più una identità storica. O meglio. Ce l'ha ma più precisamente consiste appunto nella convizione della mancanza di una identità storica. Nel documentario di John Dickie, UCL, qualcuno diceva che mancano le industrie, qualcun altro le piazze del centro storico, qualcuno il centro storico, insomma il terremoto come simbolo del difetto.

Ma più di tutte una storia.

La Valigia del Terremoto.

Una signora dopo la prima scossa mette tutte le sue ricchezze, l'oro, dentro una valigia e la valigia sotto al letto. E da lì non la tocca: quando un'altra scossa costringerà allo sfollamento, solo allora, la tirerà fuori in salvo. E la signora da casa sua non esce. Rimane a guardia della Valigia e si barrica in casa. Forse c'è morta lì dentro la signora. E forse non per il terremoto. E di sicuro la Valigia è ancora lì: sotto un letto, aspettando un terremoto.

 

 

postato da Screenwriter alle ore 20:25 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: visioni


lunedì, aprile 18, 2005

Reliquie

Un piccolo pezzo di stoffa odora di bagno schiuma e di sabbia. Rocce dimezzate col nome sopra. E questo stupido racconto primaverile che forgia il carattere e riluce di ombra riflessa. Le strade dei nostri comunicati silenti e piccole bocche da sfamare in quest'arida regione della Sicilia.

postato da Screenwriter alle ore 12:54 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: scritture


sabato, aprile 16, 2005

Le piccole cose che fanno pensare

Arma che s'affila col silenzio.

postato da Screenwriter alle ore 11:00 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria:


sabato, aprile 09, 2005

Palermo e l'habitus narrandi

Non so come si dice bene in latino. Però è piacevole pensare che qualcuno non si accorgerà del nesso irrisolto leggendo tutto quanto. Fatto sta che pensavo ieri al problema della mancanza di realtà concreta. A Palermo. E al correlativo e dovuto anticorpo della narrazione. Narrazione come scioglimento del vincolo dalla propria terra. Il narrare per il gusto di escogitare qualcosa un rimedio e un privilegio che altrimenti nuoterebbero nel mare che ci separa, assolati, per quel poco che il sole ancora batterà su quel mare, non coperto da alcun ponte.

Mi sono scoperto narratore di futuro. Le sorprese non piacciono a chi prevede il futuro. Le sorprese guastano i programmi e i programmi sono essenziali alla vita.

Sto leggendo una tesi di laurea di un tipo che dopo averla scritta s'è sparato un colpo alla tempia e ha detto "amen", tutto è compiuto. "La persuasione e la rettorica". Carlo e un cognome goriziano incomprensibile. La puntualità del presente, l'essere che è indagato e indaga se stesso non è risultato raggiungibile, la persuasione, il possesso di sè, è un fine autodistruttivo, è l'essere che si imbarbarisce nel non essere. Così avviene la rettorica: il munirsi per il futuro, per il compiacimento del possesso futuro che è linea infinita che mai raggiunge se stessa e mai si possiede.

Così per dire. Penso che c'entri con tutto il resto.

LL

postato da Screenwriter alle ore 11:12 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: scritture


lunedì, aprile 04, 2005

Scene che hanno un significato per chi le guarda ma che potrebbero non avercelo più una volta che si smette di guardarle

Uno di trent'anni che saluta con Buongiorno, Ciao, Buongiorno, Ciao alcuni studenti universitari all'uscita da una lezione. E non era uno pazzo. Era uno diventato pazzo.
postato da Screenwriter alle ore 18:28 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
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Uno scrittore prestato al diritto. L'arte della giurisprudenza e il potere delle lettere.


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