Liscio come i bagni dei bimbi
Quando è tardi sulla via che porta il nome
Dei nostri tempi.
Le piccole fosse si abbagliano e luccica
Di sacco vuoto che sventolio al mare
In orizzonte!
Annulla il tempo adesso scatta la foto
E di tanto che amiamo sperare
Aspettativa
Come sibilla giunge ordina
Prega sfrega ridicolo
MostroNon sai che strada s'apre nel piccolo posto che abito; per quale cammino la mia preghiera ti giunge. Ho mangiato la cenere e l'ho fatta vivere col respiro a bocca asciutta e colla mente altrove. Dicci di chi sei, dicci di chi sei e dicci chi ti ha avuto, dicci anche chi ti ha avuto. Hai sospeso il nostro orizzonte e nessuno più ti può guardare come faceva. Anche questa piccola poesia, anche questa piccola poesia che è il nostro suono di disfatta, anche per lei hai avuto timore, anche per lei hai avuto coraggio. Dicci di chi sei, piccolo amore.
Non sai che strada s'apre nel piccolo posto che abito; per quale cammino la mia preghiera ti giunge.
Cantici sopra le terre deserte, cantici sopra la terra. Sbattono le ali questi animali del cielo e il lampo che passa fischiando su noialtri distesi, il lampo che dura un lampo e poi si spegne, come una nuvola di passaggio.
Anime della pace vegliate su noi. Sopportate per noi le orme silenziose lasciate sui corsi dell'acqua. Dormite per noi in questi tempi di insonnia.
Una cosa che ho sentito stamattina è una cosa che mi ha fatto pensare tutto il giorno e ancora ci penso. Intanto ringrazio Nico per averlmela fatta sentire colla scusa dell'Elogio del magnetofono.
Nel 1908 c'è stato un terremoto terrificante a Messina, tipo centomilamorti. Da lì in poi praticamente Messina non ha più una identità storica. O meglio. Ce l'ha ma più precisamente consiste appunto nella convizione della mancanza di una identità storica. Nel documentario di John Dickie, UCL, qualcuno diceva che mancano le industrie, qualcun altro le piazze del centro storico, qualcuno il centro storico, insomma il terremoto come simbolo del difetto.
Ma più di tutte una storia.
La Valigia del Terremoto.
Una signora dopo la prima scossa mette tutte le sue ricchezze, l'oro, dentro una valigia e la valigia sotto al letto. E da lì non la tocca: quando un'altra scossa costringerà allo sfollamento, solo allora, la tirerà fuori in salvo. E la signora da casa sua non esce. Rimane a guardia della Valigia e si barrica in casa. Forse c'è morta lì dentro la signora. E forse non per il terremoto. E di sicuro la Valigia è ancora lì: sotto un letto, aspettando un terremoto.
Un piccolo pezzo di stoffa odora di bagno schiuma e di sabbia. Rocce dimezzate col nome sopra. E questo stupido racconto primaverile che forgia il carattere e riluce di ombra riflessa. Le strade dei nostri comunicati silenti e piccole bocche da sfamare in quest'arida regione della Sicilia.
Arma che s'affila col silenzio.
Non so come si dice bene in latino. Però è piacevole pensare che qualcuno non si accorgerà del nesso irrisolto leggendo tutto quanto. Fatto sta che pensavo ieri al problema della mancanza di realtà concreta. A Palermo. E al correlativo e dovuto anticorpo della narrazione. Narrazione come scioglimento del vincolo dalla propria terra. Il narrare per il gusto di escogitare qualcosa un rimedio e un privilegio che altrimenti nuoterebbero nel mare che ci separa, assolati, per quel poco che il sole ancora batterà su quel mare, non coperto da alcun ponte.
Mi sono scoperto narratore di futuro. Le sorprese non piacciono a chi prevede il futuro. Le sorprese guastano i programmi e i programmi sono essenziali alla vita.
Sto leggendo una tesi di laurea di un tipo che dopo averla scritta s'è sparato un colpo alla tempia e ha detto "amen", tutto è compiuto. "La persuasione e la rettorica". Carlo e un cognome goriziano incomprensibile. La puntualità del presente, l'essere che è indagato e indaga se stesso non è risultato raggiungibile, la persuasione, il possesso di sè, è un fine autodistruttivo, è l'essere che si imbarbarisce nel non essere. Così avviene la rettorica: il munirsi per il futuro, per il compiacimento del possesso futuro che è linea infinita che mai raggiunge se stessa e mai si possiede.
Così per dire. Penso che c'entri con tutto il resto.
LL